Gli impollinatori, nostri alleati: conosciamoli (parte seconda)
- 15 ago
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Cosa provoca il declino degli impollinatori?
Le cause del declino degli impollinatori sono varie e comuni a tutti gli insetti e incidono negativamente su tutta la fauna e la flora selvatica.
In primo luogo l’utilizzo di pesticidi o agrofarmaci, utilizzati nell’agricoltura tradizionale e industriale, nel verde pubblico e nei parchi e nei giardini privati. Comprendono fungicidi, erbicidi, rodenticidi, acaricidi e insetticidi, la cui distribuzione è vietata sulle colture in fase di fioritura. Nonostante ciò, questi prodotti, in particolare gli insetticidi, hanno un devastante impatto sugli impollinatori, permangono a lungo nell’ambiente e si diffondono per deriva dalle colture trattate alle aree naturali. L’impiego di miscele di pesticidi nuoce in misura maggiore alla sopravvivenza di questi invertebrati. Gli insetti possono assumere pesticidi dalle goccioline presenti sulle piante trattate di recente, o catturare microgranuli di insetticida che in seguito trasportano nei nidi. Anche l'uso di insetticidi per il controllo delle zanzare adulte in ambiente urbano ha conseguenze negative sulle popolazioni di insetti utili. La situazione è resa peggiore dalla presenza di micro e nanoplastiche utilizzate durante la loro produzione e distribuzione, che inquinano ulteriormente acqua, suolo e aria.
La distruzione di aree naturali, come ad esempio il prosciugamento di zone umide (che sono riserve di biodiversità, o hotspot, e che ospitano una moltitudine di animali, specie vegetali e microrganismi utili), l’allarmante consumo di suolo per edilizia abitativa e industriale (inclusa la logistica)1, e la realizzazione di infrastrutture come strade e autostrade, provocano la frammentazione degli habitat. Il risultato è il frazionamento delle popolazioni in sottopopolazioni con scarso contatto reciproco e possibilità di spostamento, che determina un aumento dei tassi di predazione, di competizione, di parassitismo e un ridotto ricambio genetico tra individui nelle zone rimaste isolate.
La distruzione degli habitat provoca la riduzione delle popolazioni di insetti, come effetto immediato e prolungato nel tempo, e può verificarsi anche molto tempo dopo l'iniziale trasformazione dell'ambiente2. Il cambio di uso del suolo determinato dall’agricoltura industriale, ed in particolare dalle monocolture, riducono la quantità e varietà del pascolo di specie pollinifere e nettarifere a disposizione degli impollinatori. L’Unione Europea, con il Reg. 2021/2115 consente agli Stati Membri di adottare regimi volontari ecologici in agricoltura. Il D.M. 23.12.2022 introduce un supporto finanziario specifico per la tutela degli impollinatori e definisce una lista di specie vegetali di interesse apistico (allegato IX)3. L’UE ha inoltre avviato un programma di tutela degli impollinatori (EU pollinators initiative)4 e sostiene progetti LIFE e Horizon di ricerca e interventi di salvaguardia5.
L’aumento degli impianti di illuminazione pubblica e in giardini privati causa un “inquinamento luminoso” che ha gravi conseguenze ecologiche ed evolutive per le popolazioni animali e vegetali. Molti impollinatori, come le falene e i coleotteri, hanno abitudini notturne. È dimostrato che la luce artificiale ha un impatto sull’impollinazione notturna svolta principalmente dalle falene, con conseguenze negative sulla produzione delle piante. Infatti, le visite notturne sono ridotte del 62% nelle aree illuminate rispetto alle aree buie, con una riduzione del 13% nell’allegagione dei frutti6.
Gli incendi boschivi di grandi superfici e con elevata frequenza non solo distruggono habitat essenziali per gli impollinatori ma interi ecosistemi. Sebbene ci sia una maggiore prevenzione e controllo del territorio e tempestività nelle operazioni di intervento, gli incendi causati volontariamente da persone sono circa la metà degli eventi registrati annualmente, come avvenuto nel 20247. Agli incendi segue spesso il dissesto idrogeologico e cambiamenti nella composizione floristica. Il cambiamento climatico, conseguente alle attività umane, provoca variazioni del tipico andamento meteorologico di una zona e dei suoi cicli stagionali (incremento delle temperature, siccità, alluvioni, ecc.) con impatti negativi quali l’alterazione del periodo di fioritura e dei cicli biologici di vegetali e di animali, e della consistenza e distribuzione delle popolazioni negli ecosistemi. Lo sfasamento o asincronia tra i cicli di sviluppo degli insetti e le fioriture delle piante, spesso anticipate rispetto alla norma, incide sulla capacità di molte piante di produrre semi8.
L’introduzione volontaria o accidentale di piante e animali alieni (alloctoni) invasivi può portare al degrado di ecosistemi e alla riduzione della biodiversità autoctona. Le specie aliene invasive, delle quali abbiamo già parlato nei numeri 9, 10 e 11 di questa rivista, competono per le risorse e lo spazio con le specie native, possono comportarsi da predatori e vettori di patologie, causare forti alterazioni soprattutto negli habitat che ospitano specie meno adattabili ai cambiamenti.
Come possiamo arrestare il declino degli impollinatori?
Come già detto, gli impollinatori sono fondamentali per i nostri sistemi alimentari, la resilienza climatica e la sicurezza economica. Per questo è necessari preservare, gestire e migliorare i loro habitat9.
In ambito agricolo, è necessario adottare la Protezione Integrata dalle avversità, e ricorrere agli agrofarmaci solo dopo aver utilizzato tutte le tecniche agronomiche (uso di specie e varietà colturali resistenti, rotazioni colturali, irrigazione razionale). La difesa deve basarsi su tecniche di monitoraggio e prevenzione degli infestanti animali e vegetali e dai patogeni, utilizzando insetticidi specifici solo in caso di reale pericolo e non a scopo preventivo, dando la preferenza a prodotti per la difesa biologica e all’uso di ausiliari (insetti, acari o nematodi predatori e parassitoidi), riducendo i rischi per le persone e l’ambiente10. Nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale, possono aiutare gli agricoltori nella gestione delle colture, nel rilevamento di fitofagi e malattie, e nella valutazione della necessità di intervento che deve sempre considerare la presenza d’impollinatori e insetti utili nell’area da trattare.
Nella pianificazione dell’uso del suolo in ambito rurale, urbano e periurbano si deve privilegiare la tutela degli ambienti naturali e la creazione di corridoi ecologici di collegamento tra habitat, per incrementare la biodiversità e l’equilibrio degli ecosistemi. Solo un approccio di questo tipo potrà garantire la fornitura dei servizi ecosistemici quali la produzione di cibo, la rigenerazione del suolo e la depurazione dell’acqua, la protezione da fenomeni meteorologici estremi e, non ultimo, la protezione di valori ambientali e culturali fondamentali per il benessere delle persone11.
Altrettando importanti sono le azioni individuali: perciò è essenziale che noi tutti agiamo nei nostri giardini, balconi o terrazze. Possiamo concretamente aiutare gli impollinatori e la natura, e mitigare alcuni degli effetti della crisi climatica, aumentando la consapevolezza del problema, e le nostre conoscenze mediante:
• scelta e messa a dimora di combinazioni di piante (annuali, biennali e perenni) e arbusti (non a comportamento invasivo) nettarifere e pollinifere che offrano nutrimento agli impollinatori durante tutta la stagione vegetativa e migliorino l’habitat per la nidificazione e il rifugio. In ambito cittadino si possono creare giardini e orti urbani con reintroduzione di specie spontanee e antiche varietà vegetali per favorire la biodiversità.
Alcuni esempi di piante a fioritura stagionale (vedi anche lista Allegato IX del D.M. 23.12.2022 sopra riportata) durante tutto l’anno: margherita comune, crepis, veronica comune, trifoglio.
primavera: aglio orsino, pervinca, amelanchier, primula, consolida maggiore, pittosporo.
estate: ranuncolo, fucsia, veronica, lavanda, geranio, fiordaliso, verbena, eliantemo.
autunno: clematide, pimpinella, echinacea, anemone d’autunno, campanula, soldanella.
inverno: elleboro, gelsomino invernale, viola del pensiero, falsa ortica, bucaneve.
Anche piante officinali e aromatiche quali lavanda, rosmarino, salvia e timo possono rendere il nostro giardino più attrattivo per gli insetti impollinatori.
• creazione di siepi miste e non monospecifiche, da potare ad anni alterni per favorire la presenza di fiori.
• non potare cespugli e alberi in estate per evitare di distruggere nidi di molte specie animali, e di non rimuovere i fusti morti né lavorare il terreno in inverno, per evitare il rischio di eliminare uova, larve o crisalidi di farfalle e falene.
• semina di piccole porzioni di piante nettarifere quali borragine, grano saraceno, Phacelia, e utilizzo di specie da sovescio nell’orto, da interrare dopo la fioritura.

• ritardo nello sfalcio e mantenimento delle erbe spontanee che fioriscono nella zona dell’orto ad inizio primavera, quali il Lamium purpureum, visitato da molti Apoidei (Foto n. 1) e il tarassaco.
• non utilizzare insetticidi, nemmeno di notte, per non danneggiare gli impollinatori notturni, e privilegiare la difesa biologica dalle avversità.
• ridurre l’inquinamento luminoso, per un minore impatto sul ciclo vitale degli insetti.


• semina del prato con miscele di specie fiorite e allungamento degli intervalli di taglio, attuando sfalci a zone per lasciare piante fiorite, soprattutto in estate.
• rilascio di zone di terreno nudo in prossimità di siepi o piante, mantenimento di legno morto e muretti a secco, che possono servire come luogo di nidificazione per impollinatori solitari.
• costruzione di “hotel per impollinatori” (Beehotels, Foto 3 a,b,c,d), con diversi materiali, anche semplicemente con tronchetti perforati con diversi diametri di foratura e canne di bambù per ospitare la progenie di api solitarie come Megachilecentuncularis, Osmiabicorni, O.cornuta, ecc., e mazzetti di paglia e fieno per forbicine e vespe solitarie, che sono importanti predatori di molti parassiti delle piante.
• rendere disponibile acqua nei periodi di siccità, mediante punti di abbeveraggio con ghiaia, per evitare l’annegamento degli insetti. La consapevolezza e l’impegno quotidiano di amministratori, agricoltori, giardinieri e cittadini sono fondamentali per la salvaguardia degli impollinatori, nostri preziosi amici e alleati!
6) Knop E. et al. Artificial light at night as a new threat to pollination.2017.Nature 548: 206–209. https://doi.org/10.1038/nature23288
7) Incendi boschivi. https://climadat.isprambiente.it/dati-e-indicatori/indicatori-di-impatto-dei-cambiamenti-climatici/incendi-boschivi/
10) Integrated Pest Management-IPM. https://food.ec.europa.eu/plants/pesticides/sustainable-use-pesticides/integrated-pest-management-ipm_en
11) I servizi ecosistemici. https://flore.unifi.it/retrieve/c6ed07e9-38c1-45a2-99b1-a83489d2f00e/iserviziecosistemici.pdf

Dr.ssa Patricia Pazos
Dr. Eugenio Gervasini





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